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LA MAGICA NOTTE DI HALLOWEEN
Strana storia, quella di Halloween: il nome deriva dalla contrazione dell’espressione “All Hallows’ Eve”, dove Hallows è l’arcaico termine anglosassone che vuol dire “santo, consacrato”, e significa quindi “la vigilia di tutti i Santi”. Nata come momento fondante e unificatore dell’intero popolo celtico, si diffonde poi in maniera irresistibile anche tra le popolazioni che invadono le antiche terre di Keltia, in particolare tra quelle di ceppo germanico, e richiama l’attenzione del vincente episcopato cattolico, che le assegna un importante ruolo all’interno del proprio calendario liturgico in virtù dell’enorme consenso popolare di cui gode, trasformandola nella festa dedicata alla celebrazione dei santi e dei martiri. Per secoli scandirà il tempo umano e quello naturale di un intero continente, per conoscere un momento di crisi profonda quando un monaco tedesco, Martin Lutero, affiggerà le sue tesi sulle porte del duomo di Wittenberg e darà il via a un formidabile movimento di riforma della Chiesa che si concluderà, dopo stragi inimmaginabili, con il disconoscimento dell’autorità papale e del culto per i santi, che per i riformatori è una forma deviata di religiosità e strumento di sfruttamento dei buoni cristiani, la “vigna del Signore”. Ma il popolo, si sa, è restio alle tesi di ogni genere, e conserva nel proprio animo un attaccamento alle usanze dei padri e dei nonni che resiste a tutti i tentativi di chi, con la sola pretesa forza di una ragione che deriva direttamente da un Dio ma che non tiene assolutamente conto della bellezza del fatto di essere una comunità umana che sta compiendo un cammino già di per sé sacro, impone sempre nuovi dèi e nuove fedi. Fu così che i vecchi riti di inizio dell’anno, già trasformati nel giorno della preghiera per tutti i santi e in quello della Commemorazione dei defunti, si trasferirono ad altre date, ad altre festività autunnali; in particolare, nell’Inghilterra oramai anglicana i fuochi un tempo di Ognissanti vennero spostati al 5 di novembre, quando un complotto ideato e condotto dal cattolico Guy Fawkes finì disastrosamente con la cattura dei congiurati, che vennero poi giustiziati. Se nel 1606 il Parlamento inglese decise che il 5 di novembre avrebbe dovuto essere festeggiato come giornata della celebrazione del trionfo protestante sui cattolici, si può essere certi che nella memoria di una buona parte dei protestanti d’Inghilterra rivivessero fuochi di ben altro significato e di ben altro vigore. In ogni modo la tradizione che possiamo ora chiamare di Halloween rimase viva a lungo in gran parte del continente – comprese, come abbiamo visto, le terre dell’odierna Italia – e venne portata con loro dai primi europei che emigrarono nel continente americano nel XVI e XVII secolo; i coloni provenivano inizialmente per la maggior parte dall’Inghilterra, dalla Germania, dalla Francia e dalla Scozia, seguiti nel secolo successivo da significative ondate immigratorie provenienti dall’Irlanda. Ogni gruppo etnico manteneva ben salde le proprie tradizioni, le proprie festività e il proprio modo di celebrarle che, nonostante le peculiarità dovute alla diversa provenienza, testimoniava comunque l’esistenza di un substrato rivelatore di un’appartenenza comune. In particolare, rimase viva la convinzione che la notte di Halloween fosse un momento di annullamento di tutte le leggi, di quelle temporali e di quelle spaziali, di quelle umane e di quelle dell’Altromondo: in questa notte è lecito farsi beffe della morale comune, è possibile divinare e avere una visione di quello che sarà il futuro, è legittimo sovvertire l’ordine costituito, è indispensabile modificare il proprio atteggiamento e il proprio punto di vista della realtà per permettere l’accesso alle forze che dominano gli altri piani dell’esistenza. Così, quella che già in Scozia era conosciuta come “una notte di cattiverie e confusione”, diventerà nel nuovo continente la “Snap Apple Night” – dal nome del tipico gioco che prevede di addentare una mela appesa a una corda, come vedremo – o la “Nut Crack Night”, la “notte dello schiaccianoci”, giochi che, sotto il semplice motivo del divertimento dei partecipanti, nascondono quello reale del poter avere informazioni “magiche” su ciò che avverrà. E soprattutto diventerà la Notte degli Scherzi e delle Beffe, la Notte dei Folletti o del Diavolo, quella nella quale i carri per il lavoro nei campi venivano smontati e rimontati sul tetto di una casa o di un granaio, oppure portati via e dispersi nei campi, come accadeva pure ai cavalli, portati talvolta anche a grande distanza. Le mucche venivano legate alle campane delle chiese, i camini venivano ostruiti con la torba, le porte delle case venivano fatte oggetto del lancio di cavoli e di altri ortaggi: il caos regnava sovrano. L’ulteriore e definitivo radicamento della festa avvenne alla metà del XIX secolo, in conseguenza della terribile carestia di patate che colpì l’Irlanda: centinaia di migliaia di persone furono costrette a lasciare l’Isola di Smeraldo, portando con sé insieme al poco che possedevano, un tesoro millenario di divinità e riti che avrebbero attecchito in una nuova patria. Da quel momento la festa di Halloween divenne patrimonio comune del nuovo continente, perdendo magari gran parte del significato originario, vedendo alcuni degli aspetti principali venire trasformati o travestiti, ma conservando sotto la superficie della mondanità e della commercializzazione gli arcani misteri della Notte degli Spiriti. Da lì, come il riflusso della marea, la festa sarebbe tornata alla sua culla, nell’alveo originario del fiume dal quale era scaturita, suscitando reazioni composite e contrapposte: c’è chi ne nega la veridicità, sostenendo che sia solamente un moderno prodotto tipico del consumismo statunitense, chi ne abbraccia in pieno la storicità, credendo di ravvisarvi antichi echi che parlano dell’Europa originaria, chi la osteggia recisamente in nome di una fede o di una religione, avvertendovi presunti influssi demoniaci, chi invece la ritiene uno dei punti cardine della moderna stregoneria o del neopaganesimo, vantando un legame spirituale ininterrotto con i fondatori del rito della notte di Samhain. Incontestabile è comunque il fatto che la moderna festa di Halloween sia entrata ormai nell’immaginario collettivo dei nostri tempi, riscuotendo l’attenzione di prelati e sociologi, di studiosi del folklore e di giornalisti, ma soprattutto riscuotendo l’apprezzamento dei bambini, che trovano nell’occasione un mezzo per un gradito carnevale fuori stagione, un modo per gustare dolcetti e caramelle, e che sono, forse, gli inconsapevoli interpreti di una cerimonia sacra, che per essere tale non necessita né di razionalità né di eccessive spiegazioni, ma di un abbandono totale alla magia del momento, tanto più intensa quanto più risulti essere condivisa.
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