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Scheda libro
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Grazie agli strumenti dell’ecocriticismo, questo lavoro tenta di tracciare le corrispondenze fra lo scrittore e alpinista Jon Krakauer e l’ecologia profonda. Tracciando il passaggio dalla cultura antropocentrica all’ecocentrismo, si affronta la narrazione giornalistica di Into the Wild (il libro da cui è stato tratto il fil omonimo diretto da Sean penn) come un viaggio di riscoperta del proprio Io attraverso la natura. La passione tormentata di Krakauer per la montagna, poi, fa di questa un simbolo perfetto per un’idea nuova di natura, come qualcosa di assolutamente indipendente e persino ostile all’uomo, ma anche sacra e fondamentale per scoprire l’essenza di ciò che è umano e il mistero della mortalità.
Perché alcune persone sentono un irrinunciabile bisogno di intraprendere attività estremamente rischiose nella natura, come scalare una montagna, attraversare un deserto o vivere nella natura selvaggia dell’Alaska? Lo spingersi ai limiti estremi della sopravvivenza consente di acquisire una profonda consapevolezza della fragilità della propria esistenza e a ricostruire un’idea di umanità non più a partire dalla presunta superiorità dell’uomo nei confronti della natura, ma sulla costante ricerca di autenticità. È questo che Krakauer sembra voler trasmettere con le sue opere, inserendosi in un filone ben consolidato nella cultura americana, inaugurato da Henry David Thoreau e ancora in fermento: la wilderness, che è sì selvaggia ma con connotazioni fortemente umane, lascia il posto alla wildness, un mondo naturale che sembra escludere l’uomo, permettendogli invece di recuperare un più giusto posto al suo interno.
Il riconoscimento del valore intrinseco di ogni cosa in natura, esplicito nel movimento dell’ecologia profonda, emerge come atteggiamento spontaneo in Krakauer. Emblematica è la volontà di Chris McCandless di rinunciare alla tecnica, cioè del medium con cui l’uomo fa della natura un suo dominio: è così che il mondo naturale diventa una questione estremamente concreta, “a deadly serious matter”.
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Indice:
Alcune segnalazioni di video on line per capire chi è Jon Krakauer
INTRODUZIONE
1. ECOLOGIA PROFONDA 1.1. La fondazione del movimento 1.1.1. Arne Naess e i canoni dell’ecologia profonda 1.1.2. Le fonti 1.2. Le origini americane dell’ecologia profonda 1.2.1. Henry David Thoreau 1.2.2. John Muir 1.2.3. Aldo Leopold
2. LA NATURA IN JON KRAKAUER 2.1. L’ideale romantico della wilderness 2.1.1. Jon Krakauer 2.1.2. La forma di Into the Wild 2.1.3. I maestri di vita 2.1.4. Il distacco 2.2. L’uomo e la montagna 2.2.1. Religione e filosofia 2.2.2. L’alpinismo 2.2.3. Le esperienze alpinistiche di Krakauer
3. L’ECOLOGIA PROFONDA IN JON KRAKAUER 3.1. La natura indipendente dall’uomo 3.1.1. Into the Wild(ness): il superamento della wilderness 3.1.2. Il deserto 3.1.3. L’esistenza e la morte 3.2. L’uomo e i suoi strumenti 3.2.1. Arroganza o rispetto? 3.2.2. La tecnica: un approccio filosofico 3.2.3. La tecnica: un approccio antropologico 3.2.4. «Semplicità di mezzi, ricchezza di fini» 3.3. Identificazione e autorealizzazione 3.3.1. La concretezza del mondo naturale: “a deadly serious matter” 3.3.2. Il processo di identificazione e l’autorealizzazione 3.3.3. L’uccisione dell’alce
CONCLUSIONE
BIBLIOGRAFIA
L’Autrice
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Estratto:
Jon Krakauer nacque nel 1954 in Cornvallis, Oregon. Fin dall’infanzia si appassionò di alpinismo, con l’incoraggiamento del padre Lewis. In Into the Wild spiega questa forte attrazione con termini molto simili a quelli usati per descrivere l’idealizzazione romantica della wilderness operata da McCandless; ricorda di come si ritrovasse spesso a fantasticare di conquistare “guglie oscure, ripide e spaventose26 Nel 1976 conseguì la laurea in Scienze Ambientali presso l’Hampshire College e un anno dopo decise di scalare un nuovo percorso sul Devils Thumb, una montagna nella regione dello Stikine Icecup, al confine con l’Alaska. La difficoltà dell’impresa non è assicurata soltanto dal nome del picco (in italiano “pollice del diavolo”), ma anche dal fatto che non era mai stato scalato prima d’allora. La descrizione che fa di quella sua impresa e in particolare delle emozioni che la accompagnarono illustra perfettamente una delle tesi portanti del libro: ciò che distingue uomini come Chris McCandless, Jon Krakauer e altri avventurieri come Estwick Evans, John Menlove Edwards e Everett Ruess da un qualsiasi altro giovane idealista americano con un difficile rapporto col padre è l’attrazione per il mistero della mortalità, che non ha nulla a che vedere con il desiderio di morte, ma piuttosto con l’innocente esaltazione di chi vuole conoscere il segreto della propria esistenza, anche a costo di perderla […]
- Nell’estratto omaggio scaricabile da questa pagina del sito ulteriori informazioni sull’eBook - |
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