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Ingrid Pfendtner  
Curare in Modo Naturale con l'Ortica
Dall'artrite alla cura dei capelli, dai reumatismi alla cura dei reni

Prezzo: € 9,80
Pagine: 152 - Formato 13,5x20,5
ISBN 13: 9788875073114

Titolo Fuori Catalogo - NON DISPONIBILE


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L'Ortica, ricca di vitamine, ferro, flavonoidi e carotenoidi, sotto forma di tisana o di succo può essere di grande aiuto in modo naturale. Di facile utilizzo, è alla portata di tutti e a costo praticamente zero.

Sin dall’antichità sono conosciute le proprietà terapeutiche dell’ortica, che negli ultimi decenni la scienza è andata confermando.

Depurativa, diuretica, antinfiammatoria, ricostituente, rimineralizzante, è utile per curare numerose malattie, sia acute che croniche. E' efficace in caso di stati anemici, disturbi dei reni e della vescica, ipertrofia prostatica, malattie reumatiche, artrite e artrosi, dermatiti ecc.

Un manuale ricco di informazioni dettagliate sulla coltivazione, la raccolta, l’essicazione, la conservazione dell’ortica e su come preparare in casa medicamenti fitoterapici (tintura madre, infuso, succo fresco, spirito, estratto oleoso) utilizzando, a seconda dei casi, la pianta, i suoi frutti o le sue radici.

Curare in Modo Naturale con l'Ortica, contiene inoltre numerose e squisite ricette e un programma di disintossicazione a base di ortica, particolarmente indicato per recuperare energie durante i cambi di stagione. Spiega anche come ottenere preparati a base di ortica con funzione antiparassitaria e fertilizzante per le piante, e rimedi per la salute degli animali domestici e non.



Indice:

Prefazione 1. L’ortica nella medicina popolare 2. Componenti dell’ortica e loro effetti 3. Guarire con l’ortica 4. La cura disintossicante in 14 giorni 5. Raccolta, coltivazione, lavorazione 6. L’ortica per piante e animali 7. Consigli per l’uso Appendice Bibliografia Indice dei nomi


Il Manuale della vita naturale


Estratto:

1. L’ortica nella medicina popolare L’ortica nell’antichità Da sempre le piante selvatiche sono state usate per l’alimentazione e la cura delle malattie. Mentre cercavano qualcosa di commestibile, un giorno i nostri antenati hanno provato anche l’ortica. Le donne ne facevano perlopiù un decotto che rendeva più digeribili i cibi. Si scopriva in modo fortuito quali piante facessero bene in determinate situazioni. Le nuove conoscenze furono tramandate di generazione in generazione. Le figlie imparavano dalle madri e istruivano a loro volta le proprie figlie. I primi documenti sulla preparazione e l’uso delle erbe officinali provengono dai Babilonesi, nel 2000 a.C. Gli Egizi commerciavano alacremente in oli e spezie e conoscevano rimedi vegetali, profumi, cosmetici e colori. Anche i medici e i naturopati greci disponevano di una notevole conoscenza sulle piante. Per via della sua “forza bruciante” l’ortica era ritenuta una medicina e un afrodisiaco. I suoi teneri germogli venivano usati in cucina. Greci e Romani Ippocrate (460-377 a.C), il padre di tutti i medici, cita svariate volte i semi di ortica nei suoi scritti. Anche altri autori e medici dell’antichità hanno elogiato le virtù terapeutiche di questa pianta. Un’eccellente raccolta di tutte le piante officinali note a quell’epoca ci è stata tramandata dal guaritore greco Pedanio Dioscoride (circa 40-80 d.C.), che fu medico militare sotto gli imperatori romani Claudio e Nerone. Dioscoride ha descritto circa 600 piante officinali, il loro contenuto, i loro effetti e le loro applicazioni, fornendo istruzioni precise per la preparazione e il dosaggio. La sua Materia medica comprendeva tutte le piante usate nell’antichità. Quest’opera è uno dei libri più importanti dell’antichità e nella medicina e nella farmacia era considerata un’autorità assoluta. Quasi tutti gli erbari popolari del medioevo si basavano sull’opera di Dioscoride. Riguardo all’ortica ha scritto: «Ortica. Akalyphe, alcuni la chiamano knide (= ortica), altri adike (= disdicevole, pruriginosa), i Romani urtica, gli Egizi selepsion, i Daci dyn, è presente in due specie. Una è più selvatica, ha foglie più ruvide, più grandi e più scure e un frutto simile al seme di lino, ma più piccolo. L’altra (l’Urtica mollis dei Romani) ha semi piccoli e non è così ruvida. Le foglie di entrambe, sotto forma di cataplasma con sale, curano i morsi di cane (= rabbia) e la cancrena, le ulcere maligne, cancerose e sporche, come pure distorsioni, scrofola, ghiandole alle orecchie e nei genitali e ascessi. Ai malati di milza vengono applicate con unguento di cera. Le foglie, tagliate e messe a bagno nel succo, servono anche contro l’epistassi. Inoltre, in piccole supposte con la mirra favoriscono le mestruazioni; le foglie fresche marinate contrastano i prolassi uterini. Il seme, bevuto con vino di zibibbo, stimola il coito e apre l’utero; succhiato col miele aiuta in caso di ortopnea (= insufficienza respiratoria), polmoniti e pleuriti, espelle le impurità dal petto e viene aggiunto ai rimedi antiputrefazione. Fatte cuocere con i molluschi, le foglie ammolliscono il ventre, eliminano le flatulenze e stimolano la diuresi. […] Bere il decotto di foglie con un po’ di mirra favorisce le mestruazioni. Il succo usato come soluzione per gargarismi elimina l’infiammazione dell’ugola.» L’afrodisiaco A Roma l’ortica era un afrodisiaco molto in voga. I suoi semi venivano usati per tutti i filtri d’amore. Il poeta Ovidio ci ha tramandato questa ricetta: “Mescolare anche il pepe con il seme di ortica.” Si riteneva che anche le frizioni con le ortiche fresche aiutassero contro l’impotenza. Lo stesso Ovidio consigliava una miscela con miele, cipolle, uova e pinoli. Medicina monastica medievale Dopo la caduta dell’impero romano i monasteri cristiani divennero luoghi di cura di importanza centrale. È lì che i testi di medicina tramandati venivano raccolti, tradotti, strutturati e ricopiati. Le biblioteche dei monasteri custodivano il sapere dell’antichità. I monaci e le suore non si limitavano a tutelare le conoscenze mediche, ma le utilizzavano anche direttamente per la cura dei bisognosi. Dall’ottavo secolo le regole benedettine entrarono in vigore per tutti i monasteri occidentali. Esse affidavano ai monasteri la responsabilità di tutti i malati del loro territorio. Si affermava che Cristo stesso fosse stato il miglior esempio di questo atteggiamento. Ogni convento disponeva di un locale adibito a infermeria, di diversi locali funzionali e un giardino con piante officinali. Tuttavia non si sono aggiunte conoscenze veramente nuove a quelle già esistenti. Ildegarda di Bingen Solo Ildegarda di Bingen (1098-1179) non seguì pedissequamente gli autori antichi come Dioscoride, ma attinse invece il proprio sapere soprattutto dall’osservazione e dall’esperienza. La badessa dell’abbazia benedettina sul Rupertsberg presso Bingen è considerata la prima studiosa tedesca di scienze naturali e di medicina, una grande naturopata e mistica. Ildegarda ha lasciato al mondo un’opera vastissima, fra cui Physica e Causae et Curae sono rilevanti dal punto di vista medico. La Physica descrive le virtù terapeutiche vegetali, animali e minerali, mentre in Causae et Curae Ildegarda spiega la causa e il trattamento delle malattie. Ildegarda di Bingen consiglia di usare le foglie fresche di ortica come contorno nelle pietanze a base di carne oppure di farle cuocere insieme sotto forma di gnocchi: «L’ortica è a modo suo molto calda. A causa della sua ruvidezza non serve affatto mangiarla cruda. Ma quando è fresca e appena cresciuta dalla terra, se viene cotta è utile per i cibi dell’uomo, poiché purifica lo stomaco e ne elimina il muco. Ogni tipo di ortica ha questo effetto.» In inverno consiglia di utilizzare la polvere ricavata dalle foglie primaverili fresche. Secondo Ildegarda l’olio ricavato dal succo d’ortica aiuta contro la debolezza di memoria: «Chi si trova a essere smemorato contro la propria volontà prenda delle ortiche, ne sprema il succo e gli aggiunga un po’ d’olio d’oliva, e quando va a dormire lo usi per ungersi il petto e le tempie, lo faccia ripetutamente e vedrà che la smemoratezza si ridurrà.» È importante mantenere esattamente la successione delle frizioni. Quest’olio per la memoria è utile solo per i pazienti in grado di rendersi conto della debolezza della loro memoria. Ma una volta che il cervello ha perso sensibilità, neanche questo rimedio può essere d’aiuto. Nel XII secolo i padri superiori richiamarono all’ordine monaci e monache, ordinando loro di dedicarsi ai loro effettivi compiti conventuali. Cominciò così la separazione fra chiesa cristiana e medicina. Sorsero le prime università che si assunsero di occuparsi della formazione dei medici. Era l’inizio della medicina classica occidentale. Erbari rinascimentali Come sempre, anche durante il Rinascimento l’ortica faceva parte del patrimonio erboristico della medicina popolare e della scienza medica botanica. Ma a poco a poco dalla medicina scomparvero anche gli ultimi residui di superstizione. Erbari “moderni” fornivano indicazioni sulla cura appropriata dei vari disturbi. Hieronymus Bock (1498-1554) riteneva che l’ortica fosse addirittura la pianta più importante e la mise al primo posto nel suo erbario. Il decotto di radici era considerato un rimedio depurativo del sangue e serviva in caso di idropisia. Per curare i reumatismi ci si percuoteva con le ortiche. Il botanico Leonhart Fuchs scrisse nel 1543 nel New Kreütterbuch [Il nuovo erbario, N.d.T.] sulla “forza e l’efficacia” dell’ortica: «Le foglie di ortica schiacciate col sale guariscono le grandi ulcere. Analogamente, poste su lesioni putride come cancri e simili, le puliscono e le guariscono. Allo stesso modo eliminano ogni tipo di tumore come il tumore all’orecchio e tumefazioni simili. Vanno bene anche per la milza gonfia se le vengono messe sopra sotto forma di cataplasma. Le foglie schiacciate con il succo e messe sulla fronte arrestano l’escrezione di secreto dal naso. I semi mescolati al miele costituiscono un elettuario utile per il respiro affannoso o per la pleurite e la polmonite. Favorisce anche l’espettorazione e purifica il petto. Il succo di queste foglie tenuto in bocca e usato per gargarismi va bene per l’ugola gonfia. I semi contrastano l’effetto della cicuta e dei funghi velenosi. Questi semi inducono facilmente il vomito e quindi vanno presi dopo cena con un po’ di idromele. Bevuti con del vino dolce sono utili in caso di ventre gonfio. L’ortica messa nella liscivia contrasta la caduta dei capelli, i semi invece la tigna. Un impacco di foglie schiacciate con le bacche è buono per la podagra (gotta) e per ogni dolore articolare.» Sono stati gli ultimi erbari di grande importanza. Nella medicina popolare le cure con le erbe hanno continuato a sopravvivere. La gente semplice della campagna e i cittadini che non potevano permettersi un medico andarono avanti a curarsi secondo le antiche ricette che erano state tramandate. La medicina classica prese un’altra direzione. La svolta verso la nuova era avvenne a opera di Paracelso (1493-1541), il cui vero nome era Theophrastus Bombastus von Hohenheim. Il medico e filosofo criticava la medicina medievale, spesso speculativa. Pretendeva che i medici smettessero di aderire pedissequamente alle parole di Ippocrate, ma che si fidassero piuttosto delle loro esperienze e considerazioni. Paracelso rifiutò l’antica farmacopea e introdusse la chimica nella medicina. Fu il primo passo verso la moderna chimica farmaceutica. Applicazioni nella medicina popolare Alla pianta di ortica sono state attribuiti numerosi effetti. Venivano usati come rimedio sia la pianta che i frutti e le radici. La pianta Si conosceva una gran quantità di applicazioni interne per le foglie d’ortica. Ci si preparava una tisana di ortica, si realizzava una tintura o si spremevano le foglie per ottenere un succo fresco. Le foglie venivano usate anche come insalata o purè di ortiche. Vi presentiamo una selezione di indicazioni. L’ortica veniva usata: per disturbi renali ed epatici per ridotta funzionalità dell’emopoiesi per depurare il sangue, disintossicare, stimolare il metabolismo e in genere nelle cure primaverili per l’eliminazione di acqua e sale attraverso i reni in caso di malattie cardiache, artrite, gotta, reumatismi lattopoiesi nelle madri che allattano in caso di produzione enzimatica insufficiente del pancreas in caso di diabete come aiuto in caso di emorragie nell’apparato digerente e di emorroidi sanguinanti come rimedio antiemorragico in caso di emottisi, ematuria o mestruazioni eccessivamente abbondanti in caso di dissenteria, come pure di enteriti acute e croniche e di stitichezza in caso di affezioni delle vie biliari in caso di ostruzioni mucose nel petto e nei polmoni in caso di congestione e accumulo di liquidi Gli impacchi a base di pianta fresca di ortica, infuso o tintura di ortica erano utili in caso di: ferite per emostasi fistole e foruncoli dolori reumatici dolori polmonari e asmatici pleurite malattie cancerose I frutti Si assumevano i frutti, o meglio, il loro olio come tonico per aumentare il rendimento. Si riteneva inoltre che i cataplasmi con i frutti alleviassero le affezioni cutanee e i reumatismi. La radice La radice era una componente importante della tisana depurativa del sangue e si diceva che servisse in caso di: l idropisia l prostatite l reumatismi e gotta Vediamo quanto fosse popolare e diffusa l’ortica anche nella poesia, qui a fianco, del medico di Francoforte Heinrich Hoffmann (1809-1894), noto soprattutto per il suo libro per ragazzi Pierino porcospino. In questa poesia egli tesse le lodi dell’ortica.


 


 


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