dalla Prefazione di FAR ESPERIENZA CON I CHAKRA
In principio era lo stupore. Il piccolo essere umano della foto – una bambina – ha solo tre giorni. Questa neonata assorbe completamente ciò che percepisce: innocente, aperta, senza timore. È incantata, è stupita; in lei non c’è spazio che per lo stupore, essa stessa è totale stupore.
Tutti noi veniamo al mondo con lo stesso stupore. Pian piano accumuliamo conoscenze ed esperienze. Accettiamo le opinioni di persone a noi vicine, della madre e del padre, su come dovrebbero essere gli esseri umani e le cose, su come dovrebbe essere il mondo nella sua totalità. Questo è il processo del nostro sviluppo – del nostro diventare adulti.
Non è né buono, né cattivo, è semplicemente così. Ma in questo processo perdiamo la nostra innocenza. Il nostro stupore svanisce, la nostra prospettiva si restringe, la nostra vivacità scompare. Prima ancora di aver veramente visto, sentito, toccato, annusato o gustato una determinata cosa, abbiamo già un’opinione ed una conoscenza ben precisa di essa.
Abbiamo disimparato a fidarci della nostra diretta esperienza.
Abbiamo perso la nostra originaria ricchezza e, senza nemmeno accorgercene, siamo diventati più poveri.
Immaginiamoci per un momento la seguente scena: un bambino che sa appena camminare vive per la prima volta un giorno di maggio in campagna. Il sole splende e davanti al bambino c'è un prato pieno di fiori e di farfalle che volano.
Cosa succederà? Che cosa farà questo piccolo essere?
Lo sappiamo bene: gridando di gioia si metterà ad inseguire le farfalle. Sperimenterà il bel giorno di maggio con tutti i suoi sensi, si immergerà completamente con tutto il suo essere nella primavera.
E noi, cosa faremo?
Sappiamo anche questo: ci preoccuperemo che il bambino non si sporchi.
E che ne è dello scintillio della luce, del soffio del vento che si insinua tra i fili d’erba, del profumo delle piante e dei fiori, della bellezza del prato, del ronzio degli insetti? Tutto questo è presente, lo registriamo automaticamente, ma non riesce più ad arrivare alla nostra anima. Così – senza rendercene conto – perdiamo l’esperienza immediata, che è impulso vitale e fonte di conoscenza. Ne perdiamo lo stimolo e il fascino, perdiamo la gioia e il piacere che sa risvegliare in noi. Possiamo lasciare tutto così, possiamo accontentarci, perché in fondo succede a tutti. Eppure potremmo ristabilire in ogni momento il contatto con la nostra personale immediata ed emozionante esperienza. Prima però dobbiamo abbattere alcuni muri. Il muro del nostro sapere limitante, il muro delle nostre opinioni preconfezionate e il muro delle nostre annebbianti abitudini.
Come fare? Chi può aiutarci? Ci sono alcuni semplici “strumenti”. Ognuno di noi li possiede dentro di sé, sono la freschezza dei nostri sensi, la nostra consapevolezza, la gioia di essere creativi. Come sarebbe emozionante se sapessimo impossessarci di qualcosa di nuovo non come puro apprendimento, ma come esperienza personale, oppure se, grazie alla nostra diretta esperienza, riscoprissimo conoscenze già acquisite. È ciò che in questo libro sui chakra verrà ripetutamente consigliato.
Mi rivolgo ai lettori con immediatezza e spontaneità. E quando se ne darà l’occasione, racconterò le mie personali esperienze, parlerò delle mie impressioni e in modo molto soggettivo sceglierò gli argomenti su cui porre l’accento. Non intendo quindi proporre un libro “completo”, un libro di “puro sapere”, che rappresenti un saggio sui chakra. Le informazioni sui chakra non mancheranno, ma le presenterò in un modo ed in una forma semplice, efficace e possibilmente chiara.
Io stesso ho imparato – e continuo ad imparare assieme ai partecipanti ai miei seminari – in questo modo. Le conoscenze, anche quelle esoteriche, anche quelle antiche di millenni, sui chakra sono state pubblicate in tutte le loro varianti. Molte persone sanno che un chakra è un centro energetico nel corpo umano, che esistono – almeno secondo l’insegnamento del kundalini-yoga – sette centri principali, che il termine sanscrito “chakra” significa ruota, ruota ruotante; e la maggior parte delle persone sa anche molto di più. Diventiamo sempre più “colti” e disponiamo di un numero sempre maggiore di cognizioni, ma che cosa ne facciamo? Siamo strapieni di nozioni e contemporaneamente affamati di nuovo sapere, che però non mettiamo in pratica, che resta bloccato nella nostra testa, che non facciamo mai veramente nostro.
Far veramente propria una cosa, farla diventare una parte di se stessi è possibile solo attraverso l’esperienza, che è sempre unica e del tutto personale. Facciamo un esempio: nessuna descrizione, per quanto dettagliata, nessun libro, nemmeno mille libri, nessuna cosa al mondo che sia mai stata scritta sulle rose può trasmetterci realmente il profumo di una rosa. Bastano un’unica rosa e un breve attimo per avere la consapevolezza, perlomeno un barlume di consapevolezza, di che cosa possa essere il profumo di una rosa. E ciò vale per quel preciso attimo in cui il profumo di una certa rosa diventa nostra esperienza.
Il momento successivo lo sperimenteremo in modo nuovo e diverso, e un altro individuo ne farà sicuramente un’esperienza ancora diversa dalla nostra. Questo è il bello dell’esperienza. Come compiere il passo dall’arido sapere all’esperienza, al vivido appropriarsi di qualcosa attraverso l’esperienza? A me succede quando mi imbatto in qualcosa che mi entusiasma, che mi ispira; in quel momento cadono le riserve e la mia pigrizia scompare. Sono stato affascinato dall’idea di centri energetici nel corpo, i chakra, fin dal primo momento.
Ho cominciato a riflettere, a meditare e a lavorare con essi. Grazie a tutto ciò che ho imparato e sperimentato durante questo processo, posso affermare che per me i chakra rappresentano le leggi del cosmo nel nostro corpo. Esse ci mostrano la via che porta dallo spirito alla materia e contemporaneamente il percorso del nostro pellegrinaggio dalla materia verso l’unità da cui siamo provenuti. Non dobbiamo cercare al di fuori di noi, tutto è in noi. E non come mistero che non siamo in grado di decifrare, no, tutto è straordinariamente accessibile. Il lavoro con i chakra continua ad essermi di ispirazione. Imparo sempre qualcosa su di me, sul mio corpo, sulle mie forze, le mie debolezze, i miei sentimenti, il mio intelletto, i miei desideri... E in questo lavoro mi imbatto anche in certi confini: che cos’è l’acqua, che cos’è il fuoco, che cos’è la terra? Sono in me o al di fuori di me? In che modo sono collegato ad essi, come posso farne esperienza? Imparo, scopro, faccio esperienza. Ho scritto questo libro anche per me; sono felice di imparare, di scoprire, di fare esperienza assieme a coloro che lo leggeranno.
Johannes Walter