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Gisela Finke  
Piante per l'anima
Rimedi per vincere ansia, depressione, fobie e invecchiamento

Prezzo: € 12,90
Pagine: 240 - Formato 13,5x20,5
ISBN 13: 9788875073503
Prima edizione: Gennaio 2004
Traduttori: Silvia Nerini

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Oggigiorno tanti ragazzi che vanno ancora a scuola soffrono seriamente di nervosismo, stress, depressione, paura del fallimento e altre conseguenze psicologiche dannose della nostra cultura, che venera la velocità supersonica, il successo materiale a tutti i costi, il “superuomo” che non conosce né fatiche, né sonno, né dubbi.
La situazione per gli adulti è ancora più grave. La maggioranza di loro conosce infatti benissimo la sensazione di sentirsi stanchi, esauriti, demotivati, disinteressati, incapaci... insomma quel sentire la vita troppo faticosa e incomprensibile.

Decidere di conoscere e curare il proprio disturbo interiore con l’aiuto delle piante è un passo nella giusta direzione, poiché ci si assume consapevolmente la responsabilità del proprio benessere.

Infatti, curarsi con le piante richiede la propria cosciente collaborazione all’atto della guarigione mentre l’utilizzo di farmaci chimici si limita a lasciare all’individuo solamente il compito di inghiottirli puntualmente sotto forma di confetti o gocce e di aspettarne l’effetto super-veloce.
I fiori e le piante lavorano in modo molto diverso, hanno i loro tempi e le loro regole. I cambiamenti determinati dalle sostanze vegetali sono graduali e influenzano dolcemente e instancabilmente l’organismo che diventerà più sensibile alle esigenze della propria anima e del proprio corpo, aiutando così il processo di guarigione.
Fiori di Bach, melissa, luppolo, gingko biloba, avena, ginseng e altre piante, forniscono le sostanze decisive e sono gli strumenti per raggiungere il benessere e la stabilità emozionale. Ma è l’individuo stesso, in primo luogo, che si cura, perché scegliendo questi rimedi naturali ha deciso di volersi bene, di darsi attenzione, di apprezzarsi. Così deve essere e così le “piante per l’anima” lo richiedono per una terapia efficace.


Indice:
Parte I: Introduzione

Disturbi psichici, la “malattia popolare” del nostro tempo 7
1. Possibilità di auto-aiuto, 8 - 2. I limiti delle piante per la psiche, 9 - 3. Consolatori moderni, 10
Dal disturbo psichico alla malattia 13
1. Le cause delle malattie psichiche, 14 - 2. Fitoterapia e psicoterapia non si escludono a vicenda, 17 - 3. La parola e la pianta, 19
Cornucopie della natura 21
1. Che cosa sono le piante officinali?, 21 - 2. Omeopatia e fiori di Bach , 23
Un bagaglio millenario di esperienze 25
1. Il significato del Medioevo, 28 - 2. Sugli unguenti delle streghe e altre usanze misteriose, 29 - 3. Perché le piante agiscono sulla psiche?, 31 - 4. Sostanze attive vegetali secondarie, 34
Risultati delle ricerche moderne 37
Parte II: Le principali piante per la psiche

Le “magnifiche otto” 41
1. Iperico: luce per l’anima, 41 - 2. Kava kava, l’allegria dei mari del sud contro l’ansia , 52 - 3. Valeriana: radice della tranquillità, 63 - 4. Luppolo: il “fratello minore” della valeriana , 72 - 5. Melissa: la calma passa per lo stomaco, 79 - 6. Passiflora: la bella, 87 - 7. Lavanda: un profumo rassicurante, 91 - 8. Ginkgo: la saggezza dell’oriente , 97
Gli aiutanti minori 103
1. Arancio amaro, 104 - 2. Avena, 107 - 3. Papavero della California, 110 - 4. Radice colubrina, 112 - 5. Ginseng, 115 - 6. Eleuterococco , 117 - 7. Mate, 119
Droghe vegetali da vendersi dietro presentazione
di ricetta medica 123
1. Noce vomica, 123 - 2. Belladonna, 125 - 3. Giusquiamo, 127 - 4. Stramonio, 130
Parte III: Il trattamento dei disturbi
e dei problemi psichici con le piante officinali
Agitazione nervosa e disturbi del sonno 135
1. Che cosa fare quando i nervi sono iperlogorati?, 136 - 2. Disturbi del sonno come conseguenza di stress permanente, 138 - 3. Che cos’è il sonno?, 139 - 4. Quali forme di disturbi del sonno esistono? , 144 - 5. Il trattamento naturale dei disturbi del sonno, 152 - 6. Cos’altro potete fare, 163
Piante officinali contro l’ansia 167
1. Che cos’è l’ansia?, 167 - 2. Livelli di ansia, 170 - 3. I vantaggi della kava kava, 172 - 4. Un ottimo lavoro di squadra: rimedi fitoterapici e psicoterapia, 175 - 5. Fobie e attacchi di panico, 176 - 6. Il trattamento delle fobie e degli attacchi di panico, 182
Quando l’anima si oscura: gli stati depressivi 185
1. Che cosa sono le depressioni?, 186 - 2. Pro e contro degli antidepressivi di sintesi, 188 - 3. Ritorno alla vita, 189 - 4. I passi dell’autoterapia, 192 - 5. L’anima in letargo: la depressione invernale, 195
Disturbi della concentrazione ed esaurimento 199
1. Sindrome da affaticamento cronico, 199 - 2. Trattamento della sindrome da affaticamento cronico con le piante officinali, 200 3. Disturbi dell’efficienza cerebrale legati alla vecchiaia, 203 - 4. Trattamento dei disturbi dell’efficienza cerebrale con le piante officinali, 205
Per godersi il benessere 211
1. Profumi per l’anima, 211 - 2. Oli essenziali, 212 - 3. Qual è il profumo che va bene per me?, 214 - 4. Oli benefici per il corpo e il bagno, 215 - 5. Importanza per la psiche dell’alimentazione
e del movimento, 219
Ampliamento bibliografico 227
Letture consigliate 229
Indice analitico 233

Estratto:
Dal disturbo psichico alla malattia

Il passaggio da un malumore, cioè un disturbo psichico, ad una malattia conclamata avviene in maniera fluida. Lo possiamo vedere bene nell’esempio della depressione: ognuno di noi ha delle giornate in cui i pensieri sono foschi, il futuro sembra grigio e tutto ciò che si fa pare privo di senso. Se questo stato dura poco, cioè non più di qualche giorno, e non compare molto spesso, c’è un’insoddisfazione che possiamo definire “cattivo umore”.
Ma se queste fasi si presentano con maggior frequenza e permangono più a lungo (più di due o tre giorni), sarebbe il caso di cominciare a preoccuparsi. In questi casi dovreste perlomeno riflettere su ciò che va male nella vostra vita e perché vi risulta così difficile uscire da questo stato di abbattimento.
Molte persone tendono alla depressione – senza essere malate psichicamente in senso clinico – e attraversano periodi in cui tutto gli appare nero. Assolvono i loro compiti nel lavoro e a casa, ma senza entusiasmo. Non provano più gioia e divertimento, l’interesse sessuale è in calo; si muovono nella vita quotidiana come se avessero la colla sotto la suola delle scarpe.
Disturbi cronici di questo tipo corrispondono clinicamente già al quadro di una cosiddetta depressione lieve. Dovrebbero essere curati, dato che ci sono buone probabilità di successo. A questo scopo sono indicati i rimedi vegetali o anche una consulenza psicologica.
Nella depressione grave invece le condizioni peggiorano drammaticamente. Chi ne soffre è disperato e in preda allo sconforto, si sente apatico ed esaurito, non riesce più a riprendersi per niente. Gli risulta impossibile smettere di arrovellarsi e angosciarsi con pensieri suicidi. Il pericolo di suicidio aumenta. Una depressione grave di questo tipo dev’essere trattata da uno psicoterapeuta esperto.
I rimedi vegetali possono fungere qui da lenitivo supplementare. Lo stesso vale anche per gli psicofarmaci chimici: reprimono i sintomi molto rapidamente, cosa che può risultare provvisoriamente molto utile, ma non costituiscono una soluzione duratura. Nel momento in cui se ne interrompe l’assunzione, nella maggior parte dei casi la depressione ricompare molto in fretta.
1. Le cause delle malattie psichiche
Nell’insorgenza delle malattie psichiche si distinguono due modelli totalmente diversi. Da una parte si conosce il “modello medico”, che sostiene che tutte le malattie, sia fisiche che psichiche, hanno sempre delle cause organiche. Vengono scatenate da virus o batteri che penetrano nel corpo, la regolazione ormonale è disturbata o dei processi chimici cerebrali non sono più in equilibrio. Questi disturbi possono presentarsi all’improvviso o essere ereditari.
Il secondo approccio prende le mosse da un “modello psico-sociale”. Soprattutto le malattie psichiche vengono scatenate non tanto da processi corporei, quanto da disagi psichici attuali o passati, esperienze traumatiche o anche situazioni sociali personali precarie.
Da quando esistono la medicina moderna e la psicologia, fra i rappresentanti di questi due approcci infuria un’accanita guerra ideologica in cui, come si vede facilmente, i medici e gli psicologi classici aderiscono al modello medico, mentre gli psicologi e gli psicoterapeuti aderiscono a quello psico-sociale. Questa non è una disputa teorico-accademica, ma porta con sé delle pesanti conseguenze per la cura di ogni singolo paziente. Se si suppone che le depressioni, le fobie o i disturbi del sonno di lunga durata derivino dall’eccesso o dalla carenza di sostanze chimiche nel cervello, responsabili della conduzione degli stimoli, allora sarà estremamente sensato cercare dei farmaci che possano influire su queste sostanze. In pratica la ricerca nel campo della psichiatria classica si occupa quasi esclusivamente di questa domanda.
La speranza di risultati positivi si è nutrita dell’effettiva scoperta di sostanze chimiche nel plasma sanguigno di pazienti affetti da gravi malattie psichiche (comunque a tutt’oggi non è stato possibile spiegare se queste sostanze si presentano come causa o conseguenza dei disturbi!).
Quando poi negli anni Cinquanta si è riusciti a scoprire alcuni psicofarmaci di questo tipo (soprattutto le benzodiazepine, inizialmente ritenute leggere e prive di rischi, ma anche i neurolettici e gli antidepressivi triciclici), è scoppiata un’immensa euforia. Si è creduto di poter guarire molte malattie psichiche per sempre e senza effetti collaterali dannosi. Cosa che ben presto si è rivelata un errore. Il grande svantaggio di questi medicinali consiste nel rischio di dipendenza e negli effetti collaterali. La loro assunzione per periodi prolungati può condurre a considerevoli mutamenti della personalità; dopo l’interruzione della cura possono manifestarsi gravi sintomi da astinenza e persino stati psicotici (per esempio rappresentazioni deliranti).
Se invece si individua la causa dei disturbi psichici nei fattori psico-sociali, la strada da seguire per la cura è quella della psicoterapia. In questo, le due principali correnti psicoterapiche del XX secolo, la terapia comportamentale e la psicanalisi, concordano perfettamente.
Per dirla in parole povere, i terapeuti comportamentali sono dell’opinione che ogni comportamento, compresi i pensieri e i sentimenti – sia sani che malati –, è stato appreso. Lo si può quindi anche disimparare. La moderna terapia comportamentale punta soprattutto alla trasformazione delle cosiddette cognizioni. Queste annoverano atteggiamenti, modelli di percezione e di pensiero, timori, desideri, obiettivi e molto altro.
Gli psicanalisti ravvisano le radici delle malattie psichiche principalmente nella prima infanzia. Il modo in cui un bambino viene trattato dai genitori o dal gruppo familiare ne plasma la personalità e nei casi peggiori può favorire l’insorgere di malattie negli anni seguenti. In genere il paziente non è in grado di ricordarsi a livello conscio di queste esperienze infantili.
Per questo il metodo consiste principalmente nel riportare alla coscienza queste esperienze e poi elaborarle. Per amore di giustizia va detto che fino ad oggi non è stato possibile confermare inequivocabilmente neppure la teoria della traumatizzazione nella prima infanzia. È comunque vero che in tutti i pazienti che soffrono di una grave malattia psichica si riscontrano pesanti situazioni di disagio nella famiglia d’origine, come maltrattamenti, morte di figure di riferimento, abbandono, rifiuto e indifferenza. Ma i pochi studi effettuati per confrontare sani e malati sotto questo aspetto non hanno finora evidenziato nessuna differenza significativa nel disagio familiare.
2. Fitoterapia e psicoterapia
non si escludono a vicenda
L’approccio fitoterapico consiste nel curare le malattie con rimedi naturali. Si fa un uso mirato di determinate piante officinali per la cura e la prevenzione delle malattie. Tali piante contengono nel senso più ampio delle sostanze che possono produrre qualche effetto sul complicato organismo umano. Dal punto di vista della comprensione della malattia la fitoterapia va quindi attribuita al modello medico e sembrerebbe più vicina alla medicina classica di quanto non lo sia la psicoterapia.
Secondo me però anche la psicoterapia fa parte dei metodi terapeutici naturali. Essa consiste in un rapporto interpersonale fra terapeuta e paziente, in conversazioni, consigli ed eventualmente training o esercizi. Tutti gli esperti tradizionali di piante officinali – uomini-medicina, sciamani, streghe, i monaci del medioevo e i medici delle antiche civiltà superiori – hanno parlato con i loro pazienti. Non si limitavano a fornire semplicemente la ricetta o la medicina senza dialogo e calore, come avviene oggi talvolta nei nostri ambulatori. Spesso coinvolgevano nella terapia anche la famiglia del paziente – i primi medici funzionavano quindi anche da terapeuti familiari.
La specializzazione della medicina, certamente necessaria dato che nessun singolo individuo è più in grado di gestire tutto il sapere, ha portato purtroppo i diversi indirizzi di studio anche ad un’inutile frammentazione e rivalità.
È universalmente noto che i rappresentanti della cosiddetta medicina classica rifiutano spesso sia i rimedi naturali dolci sia il trattamento psicoterapico. Anche gli psicoterapeuti, cioè gli psicologi o i medici che hanno conseguito una formazione supplementare, contribuiscono a questa divisione. Essi infatti manifestano un notevole scetticismo nei confronti delle cure a base di psicofarmaci di sintesi. Anche loro, come i naturopati, ne fanno notare gli effetti collaterali notevolmente negativi e il rischio di dipendenza. Sono dell’opinione che queste pastiglie si limitino a reprimere i sintomi, senza però eliminare le cause della malattia.
Gli psicoterapeuti sanno però spesso terribilmente poco sulle piante officinali dolci, sicure e quasi prive di effetti collaterali, e sul loro impiego terapeutico. Qui, stranamente, le due parti generalmente in lotta sono d’accordo. Recentemente mi è capitato di parlare con uno psicanalista che rifiutava con veemenza di prescrivere la kava kava, oltre all’analisi, ad una paziente che soffriva di grande ansia. Sosteneva che la paziente avrebbe potuto provare meno dolore e non sarebbe più stata disponibile ad elaborare il problema di sessualità che stava dietro all’ansia. Perlomeno riconosceva apertamente che la radice avrebbe attenuato l’ansia.
I rimedi vegetali funzionano al meglio quando vengono usati – come richiede la medicina naturale – nell’ambito di una cura globale. Il rimedio da solo può attenuare i disturbi, ma è molto più utile se il suo impiego si accompagna ad una modifica del modo di vivere e possibilmente delle condizioni di vita. In presenza di malattie fisiche ogni medico naturista consiglia di avere un’alimentazione più sana, di intraprendere un’attività fisica e di ridurre lo stress. Per molte persone tutto ciò è già abbastanza difficile. Nessun medico naturista si limiterebbe a prescrivere compresse all’aglio ed estratto di biancospino a un paziente con la pressione alta, in sovrappeso e che si muove appena.
Altrettanto assurdo sarebbe dare ad un paziente che soffre di ansia o depressione solo dei preparati a base di iperico o kava kava, senza aiutarlo a risolvere delle condizioni di vita opprimenti e/o dei conflitti non elaborati.
3. La parola e la pianta
Insigni professori di fitoterapia come Rudolf Fritz Weiss (1895-1992) o Volker Fintelmann non vedono nessuna contraddizione fra la psicoterapia e il trattamento con le piante officinali. Essi si richiamano all’antico naturopata Esculapio di Tessaglia, che già 3.000 anni fa aveva coniato il motto:
«Prima la parola – poi la pianta – da ultimo il bisturi!».
Rudolf F. Weiss l’ha completato così:
«Prima la parola – poi il rimedio vegetale – poi il grande farmaco di sintesi – e da ultimo il bisturi!».
Weiss descrive nel modo seguente la terapia della parola: «Proprio al giorno d’oggi potrebbe essere opportuno mettere in rilievo il fatto che la “parola” si trova all’inizio di ogni sforzo terapeutico. [...] La parola è un rimedio spirituale e pertanto si rivolge prima di tutto alla psiche, da cui poi riesce ad esercitare anche notevoli effetti fin nella sfera corporea. La nuova teoria della psicosomatica l’ha reso nuovamente chiaro. [...] Quando in un dialogo medico intenso la forza della parola si combina nel modo più semplice con l’offerta simultanea di un rimedio vegetale, abbiamo una forma terapeutica ideale che dovrebbe già bastare per la maggior parte delle malattie».
Questo è naturalmente tanto più valido per i problemi e le malattie di tipo psichico come nervosismo, fobie, depressioni o disturbi del sonno: anche qui all’inizio della terapia ci dovrebbe essere la parola che, come abbiamo già detto, non dev’essere necessariamente quella di un medico o di uno psicoterapeuta. Non per niente si dice “Mal comune, mezzo gaudio”. Con parola intendo anche il soliloquio, che significa nel senso più ampio la riflessione su ciò che vi comunicano le fobie o gli stati depressivi. Cosa c’è nella vostra vita che non va bene, è fuori posto e dovrebbe quindi essere cambiato? Questo “lavoro di parola” interiore è indispensabile. Spesso facciamo molta fatica perché forse dovremmo ammettere qualcosa di molto doloroso. E inoltre non è per niente facile eliminare o modificare le cause una volta che le abbiamo riconosciute. Ecco allora che sovente le depressioni che compaiono durante la menopausa hanno poco o niente a che fare con le oscillazioni ormonali. La menopausa comincia piuttosto in quel periodo della vita in cui i figli se ne vanno di casa – una separazione dolorosa. Anche il rendersi conto di non poter più avere figli può dare origine a disturbi. Che fare allora? È faticoso e difficile crearsi delle alternative nella vita e trasformare la quotidianità. Per questo spesso speriamo nel rimedio esterno che ci procuri sollievo quasi all’improvviso e senza il nostro intervento.

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